Nel 1912, il Giappone partecipò per la prima volta ai giochi olimpici, ed inviò i suoi primi due atleti in assoluto alle Olimpiadi di Stoccolma. Uno di loro era Shizo Kanakuri, una promessa della maratona. Ma quella che doveva essere una celebrazione sportiva si trasformò in una delle giornate più torride della storia svedese. Con temperature che sfioravano i 32°C, metà dei corridori svenne lungo il percorso e un atleta portoghese, Francisco Lázaro, perse tragicamente la vita per un colpo di calore.
Kanakuri, stremato dal viaggio di 18 giorni in treno attraverso la Transiberiana e non abituato a quel clima, al trentesimo chilometro ebbe un collasso.
La sparizione: Dove è finito Shizo Kanakuri?
Mentre barcollava per le strade di Sollentuna, Kanakuri fu invitato da una famiglia locale nel loro giardino per bere un succo di frutta e riposare. L’atleta, per l’esaurimento, si addormentò profondamente. Quando si svegliò, provò una tale vergogna per il suo “fallimento” che decise di non tornare al campo base e non avvisò i giudici di gara. Prese segretamente un treno per la Germania e poi tornò di nascosto in Giappone.
Per le autorità svedesi, Shizo Kanakuri divenne ufficialmente un “disperso”. Per oltre 50 anni, il suo nome rimase nei registri olimpici con una nota inquietante: scomparso durante la competizione.
Il ritorno del “Maratoneta Scomparso”
Solo nel 1967, un giornalista svedese scoprì che Kanakuri era vivo e vegeto in Giappone, dove era diventato un rispettato insegnante di geografia, noto come il “padre della maratona giapponese”. Il comitato olimpico svedese decise allora di fare qualcosa di unico: invitarlo a Stoccolma per concludere la sua gara.
Kanakuri, all’età di 75 anni, tornò sul luogo del crollo e tagliò finalmente il traguardo. Il suo tempo ufficiale è entrato nel Guinness dei Primati come il maratoneta più lento della storia.
La Maratona più lunga di sempre
Dopo aver tagliato il traguardo nel 1967, Kanakuri commentò con tipica ironia giapponese:
“È stato un viaggio lungo. Durante questa maratona mi sono sposato, ho avuto sei figli e dieci nipoti.”
Oggi Shizo Kanakuri è una leggenda. A lui è dedicata la Hakone Ekiden, una delle corse a staffetta più prestigiose del Giappone. La sua storia ci insegna che nello sport, come nella vita, non conta quanto tempo ci metti o quante volte cadi: l’unica cosa che conta davvero è avere il coraggio di tornare indietro e finire quello che hai iniziato.


