Maratona di St. Louis 1904: la Corsa più Folle della Storia

Smart TV Hisense
4K UHD 55 pollici

Android TV 4K con HDR e Dolby Vision

iPhone 16 Pro
128GB Titanio

Display Super Retina XDR e A18 Pro chip

Amazfit GTR 4
Smartwatch GPS

Cardiofrequenzimetro, AMOLED, 14gg batteria

Nespresso Vertuo
Macchina caffè

Caffè espresso e lungo, compatta e silenziosa

ℹ️ I link ai prodotti presenti in questo box sono affiliati: potremmo ricevere una piccola commissione sugli acquisti, senza alcun costo aggiuntivo per te.
Tra avvelenamenti da stricnina, fughe da cani randagi e scorciatoie in auto. Storia della maratona olimpica più assurda di tutti i tempi.

Le Olimpiadi di St. Louis del 1904 sono passate alla storia come l’edizione più caotica dell’era moderna. E la maratona maschile superò ogni limite immaginabile. Il direttore di gara, James Sullivan, decise di testare i limiti della resistenza umana portando gli atleti a correre nel bel mezzo di un pomeriggio d’agosto. Si, con 32 gradi all’ombra e un tasso di umidità asfissiante.

Una folle gara allo sfinimento

Come se non bastasse, il percorso si snodava lungo strade sterrate piene di sassi e solcate dalle carrozze dei giudici, che sollevavano nuvole di polvere soffocante. Per aggiungere un tocco di sadismo scientifico, Sullivan decise che c’era una sola stazione di rifornimento d’acqua in tutti i 40 chilometri, convinto che la disidratazione controllata facesse bene alle prestazioni sportive. Dei 32 atleti partiti, solo 14 riuscirono a tagliare il traguardo.

Truffatori in auto e intossicazioni alimentari

Ciò che accadde lungo il percorso rasenta la sceneggiatura di un film tragicomico d’altri tempi. Il corridore americano Fred Lorz si ritirò al quattordicesimo chilometro per i crampi. Poi salì sull’auto del suo allenatore, si fece dare un passaggio per quasi venti chilometri poi scese e tagliò il traguardo per primo a piedi. Venne persino premiato dalla figlia del Presidente Roosevelt, prima che la truffa venisse scoperta. Ve ne parliamo nel dettaglio in questo articolo dedicato al maratoneta truffaldino.
Nel frattempo, il cubano Andarín Carvajal, che correva con pantaloni lunghi tagliati sul momento con le forbici, si fermò a chiacchierare con gli spettatori, rubò delle mele da un frutteto, ebbe un’intossicazione alimentare e si schiacciò un pisolino di un’ora, riuscendo comunque ad arrivare quarto.

Il vincitore “aiutato” dal… doping!

Il vincitore ufficiale, Thomas Hicks, arrivò alla fine solo perché il suo staff lo dopò lungo la strada con una miscela di albume d’uovo, brandy e solfato di stricnina (un potente veleno per topi che a piccole dosi funge da stimolante), tagliando il traguardo in preda alle allucinazioni.

Lo spirito di sopravvivenza di un postino sudafricano

Tra i partecipanti c’erano anche i primi due atleti africani della storia olimpica, Len Taunyane e Jan Mashiani. Erano due elementi della tribù Tswana che si trovavano a St. Louis per un’esibizione storica, e decisero di iscriversi all’ultimo momento, correndo completamente scalzi. Taunyane, che era un ex postino militare, stava conducendo un’ottima gara e si trovava in piena lotta per il podio quando venne intercettato da un branco di cani randagi inferociti. L’atleta fu costretto a deviare dal percorso ufficiale e a correre a perdifiato per oltre un chilometro attraverso i campi per salvarsi la vita. Nonostante la deviazione forzata e lo spavento, riuscì a rientrare in pista e a chiudere al nono posto. Dimostrando così che lo spirito di quella maratona non era vincere la medaglia, ma sopravvivere.

Prove Gratuite Amazon

Comincia la prova totalmente gratuita di 30 giorni iscrivendoti a questi servizi Amazon:

Immagine di Giocatori di Lana Caprina

Giocatori di Lana Caprina

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo su tutti i Social

Immagine dell'autore

Se l'articolo ti è piaciuto condividilo su tutti i Social

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Iscriviti
Notifiche
guest
0 Commenti
Meno recenti
Più recenti Più votati

Il Mondo Lana Caprina

I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

Gli ultimi Articoli

Seguici su Facebook

Iscriviti al Canale YouTube

Vuoi pubblicare un tuo articolo sul nostro sito?

Visita la pagina dedicata
0
Cosa ne pensi? Lascia il tuo commento!x