Le Olimpiadi di St. Louis del 1904 sono passate alla storia come l’edizione più caotica dell’era moderna. E la maratona maschile superò ogni limite immaginabile. Il direttore di gara, James Sullivan, decise di testare i limiti della resistenza umana portando gli atleti a correre nel bel mezzo di un pomeriggio d’agosto. Si, con 32 gradi all’ombra e un tasso di umidità asfissiante.
Una folle gara allo sfinimento
Come se non bastasse, il percorso si snodava lungo strade sterrate piene di sassi e solcate dalle carrozze dei giudici, che sollevavano nuvole di polvere soffocante. Per aggiungere un tocco di sadismo scientifico, Sullivan decise che c’era una sola stazione di rifornimento d’acqua in tutti i 40 chilometri, convinto che la disidratazione controllata facesse bene alle prestazioni sportive. Dei 32 atleti partiti, solo 14 riuscirono a tagliare il traguardo.
Truffatori in auto e intossicazioni alimentari
Ciò che accadde lungo il percorso rasenta la sceneggiatura di un film tragicomico d’altri tempi. Il corridore americano Fred Lorz si ritirò al quattordicesimo chilometro per i crampi. Poi salì sull’auto del suo allenatore, si fece dare un passaggio per quasi venti chilometri poi scese e tagliò il traguardo per primo a piedi. Venne persino premiato dalla figlia del Presidente Roosevelt, prima che la truffa venisse scoperta. Ve ne parliamo nel dettaglio in questo articolo dedicato al maratoneta truffaldino.
Nel frattempo, il cubano Andarín Carvajal, che correva con pantaloni lunghi tagliati sul momento con le forbici, si fermò a chiacchierare con gli spettatori, rubò delle mele da un frutteto, ebbe un’intossicazione alimentare e si schiacciò un pisolino di un’ora, riuscendo comunque ad arrivare quarto.
Il vincitore “aiutato” dal… doping!
Il vincitore ufficiale, Thomas Hicks, arrivò alla fine solo perché il suo staff lo dopò lungo la strada con una miscela di albume d’uovo, brandy e solfato di stricnina (un potente veleno per topi che a piccole dosi funge da stimolante), tagliando il traguardo in preda alle allucinazioni.
Lo spirito di sopravvivenza di un postino sudafricano
Tra i partecipanti c’erano anche i primi due atleti africani della storia olimpica, Len Taunyane e Jan Mashiani. Erano due elementi della tribù Tswana che si trovavano a St. Louis per un’esibizione storica, e decisero di iscriversi all’ultimo momento, correndo completamente scalzi. Taunyane, che era un ex postino militare, stava conducendo un’ottima gara e si trovava in piena lotta per il podio quando venne intercettato da un branco di cani randagi inferociti. L’atleta fu costretto a deviare dal percorso ufficiale e a correre a perdifiato per oltre un chilometro attraverso i campi per salvarsi la vita. Nonostante la deviazione forzata e lo spavento, riuscì a rientrare in pista e a chiudere al nono posto. Dimostrando così che lo spirito di quella maratona non era vincere la medaglia, ma sopravvivere.


