Nel 1999, i New York Knicks erano reduci da una storica ed emozionante cavalcata fino alle Finals NBA, perse contro i San Antonio Spurs. La squadra era amatissima, ma la dirigenza sapeva di aver bisogno di centimetri sotto canestro per il futuro. Durante il Draft di quell’anno, con la quindicesima scelta assoluta, i Knicks decisero di scommettere su un nome che lasciò l’intero Madison Square Garden in silenzio, seguito da una pioggia di fischi memorabile: Frederic Weis. Gigante francese di 218 centimetri, Weis dominava in Europa con il Limoges, ma era un oggetto misterioso per il pubblico americano. I tifosi di New York, famosi per la loro totale mancanza di pazienza, volevano una stella locale nata e cresciuta sui playground della città: Ron Artest. Quella scelta segnò l’inizio di un incubo mediatico.
La schiacciata della morte: Il poster globale di Vince Carter
Weis non firmò subito con i Knicks, decidendo di rimanere un altro anno in Europa per maturare. Fu la sua condanna. Nell’estate del 2000 si tennero le Olimpiadi di Sydney e la Francia si trovò di fronte il Team USA nel girone di qualificazione. È il 25 settembre 2000 quando il destino decide di presentare il conto a Frederic Weis nel modo più brutale possibile. Durante il secondo tempo, la stella NBA Vince Carter ruba un pallone a metà campo e si lancia verso il canestro. Weis si piazza in mezzo all’area, fermo, cercando di subire un fallo di sfondamento. Carter, dotato di un’elevazione fantascientifica, non devia: salta letteralmente sopra il corpo del gigante francese di 2 metri e 18 centimetri. Lo fa aprendo le gambe in volo e schiacciando con una violenza inaudita. I media francesi ribattezzarono quel momento “le dunk de la mort” (la schiacciata della morte). In un istante, Weis divenne il meme più famoso del basket mondiale, prima ancora che esistessero i social network.
Il rifiuto di New York e il dramma personale
La risonanza mediatica di quella giocata distrusse psicologicamente il giocatore e spaventò definitivamente la dirigenza dei New York Knicks. L’agente di Weis, intuendo la tossicità dell’ambiente che si era creato attorno al suo assistito nella Grande Mela, gli consigliò di non firmare il contratto NBA e di rimanere in Europa. Temendo, a ragione, che il pubblico di New York lo avrebbe massacrato. Weis non metterà mai piede su un parquet NBA, diventando ufficialmente una delle scelte più fallimentari (e mai scese in campo) nella storia dei Knicks. Gli anni successivi furono un calvario: una serie infinita di infortuni alla schiena, la nascita di un figlio con una grave forma di autismo e il crollo in una profonda depressione che lo portò, nel 2008, a tentare il suicidio in una stazione di servizio francese.
La rinascita Di Frederc Weis lontano dall’NBA
Chiunque avrebbe ceduto sotto il peso di essere ricordato solo per l’umiliazione sportiva più grande del secolo. Ma la storia di Frédéric Weis ha un finale di riscatto umano. Sopravvissuto ai suoi demoni e ritiratosi dal basket giocato, Weis ha saputo reinventarsi completamente. Ha aperto un bar-tabaccheria a Limoges ed ha iniziato a lavorare come stimato commentatore televisivo per la TV francese. E, ironia della sorte, ha stretto un rapporto di profondo rispetto proprio con Vince Carter. Oggi Weis porta la sua testimonianza nelle scuole per parlare di salute mentale e bullismo. Dimostrando che si può sopravvivere persino a un poster planetario e che il valore di un uomo va ben oltre i centimetri di un salto.