Eziolino Capuano: Una Tic-tac con la forza di Hulk!

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La storia ed il ritratto di mister Eziolino Capuano, uno degli allenatori più "effervescenti" del calcio italiano, e uomo autenticamente caprino al 100% e oltre!

Mourinho, Ancelotti, Klopp, Pochettino, Guardiola, sono allenatori talmente abituati alle luci della ribalta che quelle dei riflettori, ormai, non le notano più. C’è invece tutto un sottobosco di allenatori che le luci le vede solo al solarium, o aprendo il frigorifero. Eziolino Capuano è uno di questi!

Chi è Eziolino Capuano

Un uomo della provincia di Salerno ed un allenatore nato e cresciuto (poco) nella periferia del calcio, quello che in genere “conta poco”. Lui però ai colleghi più blasonati non ha nulla da invidiare (se non il conto in banca) sotto il punto di vista carismatico. Il salernitano è uno vero showman, e quando quelle luci che sopra citavamo si accendono nel post partita, illuminano il suo lato più frizzante e irriverente.
Si perché Eziolino Capuano, è uno di quelli che fanno della genuinità il proprio mantra. Una schiettezza figlia di numerose “battaglie” che hanno permesso al nostro eroe di “imparare a friggere il pesce con l’acqua calda” come lui stesso afferma di saper fare.

Ego spropositato e altre magie

Iconico in tutto, Capuano in realtà si chiama Ezio, ma è stato ribattezzato Eziolino per la sua statura non proprio slanciata. Compensata, però, da un ego stratosferico capace di non farlo tremare di fronte a nessuno.
Storie di corridoio vogliono che anche lo “SpecialOne” in persona, incrociato in quel di Coverciano, è stato irretito dalla sua effervescenza degna di Coca-Cola e Mentos mixate nello stesso contenitore. Il portoghese, si sentì dire: “Se tu sei lo SpecialOne io sono il MiniOne”. Una sfrontatezza che fece pensare a Mourinho di essere in un incubo, ma che lo incuriosì tanto da documentarsi sull’esistenza di tale “folletto”.

A scuola da Eziolino Capuano su YouTube

E così, il portoghese finì per cliccare sulla pagina Youtube di Capuano. E proprio qui si trovò di fronte al famoso modulo “ultraoffensivo” il 5-3-1-1 (di cui il salernitano pare possegga il brevetto)! Galeotta fu quella visita perché Mou, che al tempo aveva difficoltà a ricordarsi Lo Monaco, di Ezio si ricordò nel momento del bisogno e in semifinale di Champions League con il Barcellona sfoderò il “Catenaccio Offensivo Capuanese” ingabbiando gli uomini di Pep Guardiola. Il resto della storia si concluse con il lieto fine che noi tutti conosciamo, e l’Inter fece il “Triplete”.

ezio capuano allenatore

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Il “caso Spiotto”

Nonostante parte dell’impresa nerazzurra sia a lui attribuibile, Eziolino Capuano è salito agli onori della cronaca solo grazie ad altro. Precisamente una sfuriata nello spogliatoio dell’Arezzo, al termine dell’amichevole persa contro la squadra di promozione il Lucignano. Una strigliata dai toni accesissimi come ce ne sono a centinaia nella storia del calcio (a memoria, quella di Lippi che voleva prendere a calci nel sedere i giocatori dell’Inter).
Tuttavia questa sgridata è divenuta un caso mediatico grazie a tal Nicolò Sperotto, carneade in forza all’Arezzo, che registrò tutto tramite telefonino. Una volta date in pasto al web, le parole dell’allenatore divennero immediatamente virali.

La furia di Eziolino Capuano

Ancora oggi è facile reperirle su Youtube e in sintesi suonano più o meno così: “Ho 50 anni e non ho mai fatto una figura di m***a così! Siete delle m***e umaneeeeeeeeeeeeeeee!!! Nell’uno contro uno non siete stati in grado di saltare giocatori di Promozione!! Non siete degni! Non siete degni!!! Sapete solo parlare…Bu bu bu bu…..Se perdete contro la Carrarese domenica vi squarto!!!”

Fortunatamente alle parole taglienti non seguirono i fatti, e l’omicidio di massa fu scongiurato anche dopo la sconfitta dell’Arezzo contro la Carrarese per 1-4 pochi giorni più tardi.
La vicenda si concluse con un “Tapiro d’oro” consegnato ad Ezio Capuano da Striscia la Notizia e un’intervista delle Iene al salernitano che gli garantirono la giusta notorietà. Lo “spione” Sperotto invece, reo confesso e pentito, arrivò alla risoluzione consensuale del contratto con l’Arezzo.

Il puzzle

Ridurre le gesta dell’allenatore salernitano al “caso Spiotto”però è assolutamente riduttivo. Capuano è un puzzle di caprinismo e di uscite tutte altamente lanuginose. Ne citiamo altre due memorabili. La prima: “Io non voglio checce in campo. In campo devono scendere giocatori con le palle!!”. Riferito ai suoi calciatori, infischiandosene sia di chi lo avrebbe definito omofobo che del politicamente corretto, al termine di una partita a suo dire giocata senza mordente.
La seconda è la celebre affermazione su Mertens nel 2013. Il calciatore belga era appena stato acquistato dal Napoli di Benitez e durante la trasmissione di calcio condotta da Raffaele Auriemma su Canale 34 Eziolino dichiarò: “Conosco bene questo Mertens! Vi dico da subito che con il Napoli giocherà sì e no 8 partite in totale!” Non è un calciatore da Napoli! Meglio Lens” (compagno di Mertens al PSV).

Una veggenza senza la palla di cristallo, che si ritorse immediatamente contro Eziolino perché quell’anno Mertenz siglò ben 25 reti e giocò praticamente tutte le partite da titolare. Alla fine della stagione Eziolino da uomo vero, si scusò nella stessa trasmissione, ammettendo di aver sbagliato e dando come voto alla stagione del calciatore belga un rotondo 10!

Uomo simbolo del caprinismo

Come potete anche voi dedurre, Eziolino merita di comparire su queste nostre pagine poiché è un “simbolo” vivente del caprinismo più puro. Lui appartiene di fatto ad una categoria troppo spesso dimenticata, quella degli artisti dello sport. Coloro che lottano fino alla fine per ritagliarsi il loro spazio, anche se piccolo, fronteggiando la paura dell’anonimato che flagella il calcio di periferia. Figure “toste” come le capre tibetane, che con il loro stile e la loro classe sono riuscite a plasmare il rigido clima dell’Asia centrale in un habitat confortante.

Giocatori di Lana Caprina

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Il Mondo Lana Caprina

I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

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