Nick Kyrgios il caprone dell’ATP

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Un carattere difficile e bizzoso, un grande talento probabilmente in buona parte ancora inespresso, questa è la storia di Nick Kyrgios.

Ultimamente, quando si pensa alla meravigliosa terra dell’Australia, non si pensa ai suoi atleti, a meno che non si cerchino notizie sulla nazionale di Rugby o su quella di Cricket, dove i canguri non sono secondi a nessuno.
Se però si scende sul campo da tennis, si registra un graduale abbandono di questo nobile sport. La verità lapalissiana è che le nuove leve color oro non sono nemmeno minimamente all’altezza delle vecchie glorie quali Rod Lever, Cash o i più recenti Hewitt e Rafter che dettavano legge sull’erba. Anche se potremmo dare tutta la colpa ad un progressivo “appiattimento” delle superfici del tennis, che ha portato lo sport verso un “pallettarismo” spropositato, facendo un’attenta analisi dei nuovi campioni o dei giocatori su cui si hanno aspettative elevate si trovano i cosìdetti incompiuti. Sono quei giocatori che nella carriera, al netto di un grande talento, hanno raccolto poco o nulla. Nella popolosa lista c’è sicuramente il greco-australiano Nick Kyrgios.

Nick Kyrgios: chi è?

Nicholas Hilmy Kyrgios, detto Nick è nato a Canberra (Australia) il 27 aprile 1995. Il suo cognome rivela le sue origini greche. Infatti è figlio di padre greco, Giorgos Kyrgios, e della principessa della Malesia, Norlaila detta “Nill”.
Appassionato di vari sport, ha praticato il basket fino all’età di 14 anni e vi è rimasto molto legato. Spesso ha infatti manifestato la volontà di praticare la carriera di cestita piuttosto che quella di tennista.

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Gli inizi di Carriera

La sua scalata verso il professionismo comincia nel 2013 quando Nick, alla seconda partecipazione all’Australian Open Juniores, si porta a casa il titolo. Passa lo stesso anno al tennis dei “grandi”, ma la sua prima comparsa nei tornei 2000 (Us Open 2013) si interrompe al primo turno per mano di David Ferrer (all’epoca testa di serie n°4).

L’Exploit a Wimbledon 2014

Nel 2014 però il suo talento cristallino si mostra a tutti quando a Wimbledon inanella una serie di risultati stupefacenti. Prima di perdere ai quarti di finale dal canadese Milos Raonic batte in serie il francese Stéphane Robert al primo turno, al secondo turno Richard Gasquet col punteggio di 3-6, 6(4)-7, 6-4, 7-5, 10-8 (dopo aver salvato 9 match point nel quarto e quinto set), al terzo turno il ceco Jiří Veselý e agli ottavi di finale il numero uno al mondo Rafael Nadal col punteggio di 7-6(5), 5-7, 7-6(5), 6-3. Inoltre diventa il secondo tennista di sempre che, al debutto a Wimbledon, è riuscito, da esordiente, ad arrivare ai quarti di finale.

Il calo improvviso

Quando tutti però si aspettano una rapida ascesa verso la gloria, Nick tradisce le attese del pubblico alternando attimi di grande tennis a sconfitte inspiegabili.
Raggiunto il suo best ranking nel 2016, dopo una rapida conferma nel 2015, Nick si è ben presto adagiato perdendo posizioni nel circuito e cucendosi addosso l’etichetta di lana caprina che ancora oggi lo accompagna.

La smargiassa

Quando però Nick è entrato di diritto nella “wool pool”?? Il fatto risale al Master 1000 di Shangai del 2016, precisamente ai sedicesimi, quando l’australiano si trova di fronte il tedesco Misha Zverev (fratello maggiore di Alexander).
In quell’occasione riesce nell’autentica impresa perdere in meno di un’ora (49’) il match che lo avrebbe potuto portare al Master di fine anno. Perdere un match ci sta, sia chiaro, ma chiunque ha visto la partita si è sicuramente chiesto se quello in campo fosse proprio lo stesso Kyrgios che aveva solo due anni prima strapazzato Nadal a Wimbledon. Ebbene si, era proprio Nick, solo che a scendere in campo è stata la sua versione lanuginosa. Il risultato sarà 6-3 6-1 per il tedesco.
Alla fine del match, inoltre, Kyrgios ha attaccato il pubblico reo di averlo fischiato dichiarando: “Non vi ho chiesto di venire a guardarmi. Se non vi sta bene, ve ne potete andare!”. Un atteggiamento 100% caprino.

Giocatori di Lana Caprina

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I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

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