Alessandro Rinaldi, il mastino del Quadraro

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Nato e cresciuto a Roma, nel quartiere Quadraro, Alessandro Rinaldi ha fatto parte della rosa giallorossa che, nel 2000/2001, vinse lo Scudetto guidata da Fabio Capello.

Comprimario silenzioso del punto più alto della storia recente della AS Roma, Alessandro Rinaldi è stato un onesto difensore. In Serie A ha collezionato in tutto 73 presenze vestendo quattro maglie diverse.
Terzino destro, all’occorrenza adattato da centrale, si è ritirato a nemmeno 30 anni per motivi familiari.

Gli esordi del “Mastino del Quadraro”

Classe 1974, Alessandro Rinaldi nasce e cresce nel quartiere romano del Quadraro. Dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili nella Lazio, non viene ritenuto all’altezza dell’esordio in A, rimanendo così libero sul mercato.
Siamo nel 1993/1994 e Alessandro si accasa quindi in Serie C1 al  Nola, iniziando la carriera da professionista.
L’ottima annata con 25 presenze e 3 reti gli regala un immediato salto di categoria, trasferendosi all’Hellas Verona. Dopo una stagione si lega al Ravenna, dove rimane per tre annate vincendo anche un campionato di Serie C1, fino al 1998, quando le porte del massimo campionato gli si aprono finalmente.

Alessandro Rinaldi calciatore del Bologna

Nella stagione 1998/1999 approda infatti all’ambizioso Bologna, con cui vince in estate la Coppa Intertoto guadagnando l’accesso alla Coppa UEFA. La stagione di Alessandro Rinaldi è molto positiva, mette insieme ben 43 presenze tra campionato e coppe varie dimostrandosi difensore affidabile, ordinato e polivalente.
Caratteristiche rare che lo mettono in grande luce, al punto da far pervenire alla società rossoblù diverse offerte per il suo cartellino. La spunta la Roma, dove si trasferisce per la stagione 1999/2000, fortemente voluto da un certo Fabio Capello, assieme al compagno di squadra Francesco Antonioli.

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Alessandro Rinaldi e lo Scudetto con la Roma

Durante la prima stagione in giallorosso, Rinaldi mette insieme 30 presenze complessive, rivelandosi un’alternativa validissima ai tre centrali di difesa titolari ma, anche, al terzino verdeoro Cafù.
Apprezzato dallo spogliatoio e dai tifosi, viene soprannominato Il mastino del Quadraro dallo speaker Carlo Zampa per la grinta e la provenienza dal popolare quartiere romano, storicamente di fede giallorossa.
L’anno successivo, la Roma allestisce una rosa da Scudetto (che infatti puntualmente arriverà), e lo spazio per Rinaldi quindi si riduce drasticamente. In ogni caso, con le sue 9 presenze in maglia giallorossa può comunque vantarsi a pieno titolo di essere diventato Campione d’Italia 2000/2001.

Il declino e il ritiro inatteso

Dopo il trionfo in giallorosso, viene ceduto all’Atalanta nell’ambito dell’affare Pelizzoli. A Bergamo racimola solamente 13 presenze, prima di essere ceduto in prestito nelle due annate successive al Chievo prima e al Piacenza poi. Due esperienze fallimentari con sole 10 presenze totali nell’intero biennio, che portano Rinaldi ad una clamorosa ed inusuale decisione: a soli 29 anni, si ritira dal calcio!
Appena due stagioni dopo aver vinto lo Scudetto appende per sempre gli scarpini al chiodo per “motivi personali e familiari”. Entrando comunque nella storia per aver vissuto il suo, altissimo, momento di gloria.
Un premio meritato per un “soldato silenzioso”, uno che non ha mai detto una parola fuori posto, mai creato alcuna polemica. Un bravo ragazzo e onesto calciatore campione d’impegno, dedizione e applicazione. E d’ Italia!

Alessandro Rinaldi oggi

Il “Mastino del Quadraro”, oggi, si dedica all’orologeria. E’ infatti diventato un nome importante tra gli orologiai romani. Inoltre, ha aperto un’associazione che ha a cuore la prevenzione e la tutela degli ambienti marini.
Semplicemente sorprendente! In bocca al lupo da tutti noi, allora, per le tue attività ed iniziative, Alessandro!

Nel video che segue, una delle gare giocate da titolare da Alessandro Rinaldi con la maglia della Roma, per la precisione un Roma-Milan allo Stadio Olimpico del maggio del 2000.

Giocatori di Lana Caprina

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Il Mondo Lana Caprina

I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

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