La Crazy Gang del Wimbledon

Una squadra di veri e propri "bad boys", calciatori che probabilmente, non avessero messo gli scarpini ai piedi, ne avrebbero combinate di tutti i colori nella vita. La "Crazy Gang" del Wimbledon FC ha fatto la storia del calcio inglese anni '80, compiendo una vera e propria impresa.

La storia della “Crazy Gang” del Wimbledon FC, piccola squadra londinese di Plough Lane, nel distretto di Merton, è tutta da raccontare. Certamente l’impresa di Wembley ’88, quando nella finale di FA Cup questi ragazzi terribili batterono il Liverpool aggiudicandosi la prestigiosa coppa, è la data più nota nella storia del club, e il simbolo della loro “filosofia calcistica” unica, incarnata da uomini come Dave “Harry” Bassett, John “Fash the Bash” Fashanu e Vinnie Jones. Ma il Wimbledon FC era anche molto di più.

La “Banda dei Pazzi” di Wimbledon

Come detto, Wise, Fashanu, Sanchez, Jones e compagni riuscirono a sconfiggere il fortissimo Liverpool in un’epica gara a Wembley alzando il trofeo più prestigioso della storia del club, e lo fecero in un modo unico. Basti pensare che, prima della finale, i giocatori non si lavarono nemmeno i denti per oltre sette giorni, per rendersi “maleodoranti” e irretire gli avversari. Una tattica che si rivelò vincente, studiata da un gruppo di veri “delinquenti del pallone”, reietti disposti a fare e dare tutto pur di imporsi.
C’era il duro e tenebroso Dennis Wise, uno che, parole di Alex Fergison, “avrebbe potuto litigare anche in una stanza vuota”. Come dimenticare poi John Fashanu, attaccante dalla mole enorme e tecnica straordinaria, oppure Lawrie Sanchez autore del gol decisivo a Wembley quel 14 maggio 1988. E ancora il portierone Beasant (che parò anche un rigore in quella finale), Altridge e il leader Vincent “Vinnie” Jones. Un calciatore scorretto, duro e violento nei contrasti, vero trascinatore del club dal 1986 al 1998. Soprannominato non a caso “Psycho”, era totalmente folle e imprevedibile, un raccoglitore di cartellini rossi e gialli.
Insomma, la “Crazy Gang” di Wimbledon ha scritto una vera favola del calcio, andando oltre i propri limiti e contro ogni pronostico e sconfiggendo i campioni dell’epoca, che schieravano alcuni del calciatori più forti del mondo.

Vinnie Jones vs Gascoigne

Un’immagine che restituisce un chiaro esempio del “carattere” del Wimbledon FC è quella di Vinnie Jones che afferra Paul Gascoigne per i testicoli, mentre lo marca durante una partita tra Wimbledon e Newcastle. Un evento singolarissimo, spiegato dallo stesso Jones in seguito: “Stavo giocando davvero alla grande, e Gascoigne mi ha detto qualcosa del tipo quanto mi stessero pagando per marcarlo in quel modo asfissiante. È stato allora che mi sono abbassato, l’ho afferrato proprio lì e non l’ho lasciato andare per un bel po’. Un gran momento!”
L’incidente venne catturato da un fotografo per i posteri, e mostra perfettamente come gli avversari non sapessero mai cosa aspettarsi affrontando la Crazy Gang.

La favola del Wimbledon FC

Il Wimbledon FC è stato una squadra sostanzialmente anonima per la maggior parte della propria storia. Hanno attirato l’attenzione nazionale per la prima volta solamente alla fine degli anni ’70, battendo il Burnley e tenendo testa al quotato Leeds United in FA Cup, raggiungendo poi la Football League nel 1977. Ma la vera era della “Crazy Gang” iniziò solo nel 1981, quando un uomo d’affari libanese, Sam Hammam, subentrò come proprietario.
Definire Hamman eccentrico è un eufemismo. Tanto per rendere l’idea del personaggio, permise all’allenatore Bobby Gould di battere il record di spesa del club per un trasferimento e acquistare Terry Gibson a condizione che prima avesse ingoiato una dozzina di testicoli di pecora. “Li ho bagnati nell’aceto e poi ho mangiato tutto il più velocemente possibile”, ricorda Gould. Che coraggio!

La Crazy Gang di Wimbledon

Prima di Gould, il manager era Bassett, che riuscì a portare il Wimbledon fino alla massima divisione. Lo stile di gioco del club non era particolarmente fantasioso, ma molto efficace: il portiere Dave Beasant rilanciava la palla in avanti per trovare la testa del gigantesco centravanti John Fashanu. Da quel momento in poi, spazio ad azioni improvvise.
Fuori dal campo i giocatori erano unitissimi, e il loro legame era di fatto costruito attraverso cameratismo e caos. Wally Downes, ad esempio, era tra i più carismatici del gruppo nei primi tempi, e la sua idea di divertimento era far penzolare i compagni di squadra per le caviglie sopra al fiume Tamigi.
Gli allenamenti, poi, erano sempre duri e molto fisici, ed includevano un gioco chiamato “Harry Ball”, una specie di torello britannico con contrasti al limite. Le iniziazioni dei giocatori che entravano in squadra, inoltre, potevano arrivare a vedere vestiti dati alle fiamme o nuovi acquisti rinchiusi nei bagagliai delle auto.

Crazy Gang di veri Bad Boys

“A me hanno inchiodato le scarpe al pavimento e messo del Ralgex (una crema per i muscoli) nei pantaloni”, ricorda il difensore Nigel Winterburn, che ha poi giocato per l’Arsenal e l’Inghilterra. “Mister Dave Bassett non aveva voce in capitolo. Anzi, quando viaggiavamo spesso era proprio il suo letto a finire fuori dalla stanza o, in un’occasione, addirittura in piscina. Poteva far poco con certe teste matte, quindi si adeguò alla situazione”.
Nel frattempo venivano scalate le varie divisioni, ed arrivava una serie di giocatori tecnicamente migliori. Ma l’atteggiamento “conflittuale” dello spogliatoio è rimasto, ed anzi è aumentato con gli ingressi di Dennis Wise e Vinnie Jones. Insomma, i giocatori del Wimbledon FC si spaventavano a vicenda, ma soprattutto terrorizzavano gli avversari, in particolare quando giocavano in casa a Plough Lane.

Plaugh Lane, un campo “infuocato”

Il leggendario commentatore John Motson, colui che ha salutato in modo memorabile la gloriosa impresa di Wembley 1988 urlando a squarciagola “La Crazy Gang ha battuto il Culture Club!”, ricorda: “Ero un assiduo frequentatore di Plough Lane. Beh, quei ragazzi erano un’estensione di una squadra amatoriale della Sunday League, senza regole, senza limiti, a tutti i livelli”. Neal Ardley, che gestiva il campo da gioco, ricorda: “Era un terreno difficile, molto intimidatorio. Non accendevamo mai il riscaldamento nello spogliatoio degli avversari. E quando uscivano, Fash, Vinnie e gli altri gli urlavano di tutto in faccia”.
Eppure, forse proprio grazie a questo il Wimbledon ottenne prestigiose vittorie, ad esempio nella prima trasferta di Alex Ferguson a Plough Lane con il Manchester United i gialloblu si imposero 1-0 nel 1986 con gol di Jones, oppure fecero lo scalpo all’Everton, che avrebbe poi vinto il campionato del 1987, battendolo 3-1 in FA Cup.

Gli eccessi della Crazy Gang

Molte delle “trovate” della Crazy Gang del Wimbledon non sarebbero, o non potrebbero, venire ripetute nel calcio di oggi. “Se non potevi gestire le cose che facevamo, gli scherzi e gli abusi, non potevi far parte di quella squadra”, ha detto Vinnie Jones. Uno che non andava mai per il sottile, e che ha ammesso di aver litigato ferocemente con l’allenatore Gould quando gli venne detto che non sarebbe stato più parte della squadra. “L’ho afferrato e l’ho spinto contro il muro. Gli ho sbattuto la testa sul piolo dove appendevamo le nostre magliette”, ha detto il centrocampista, che in seguito ha usato la sua immagine da duro anche come attore a Hollywood.
E a proposito di veri duri, un documentario sugli exploit della Crazy Gang, realizzato nel 2014, ha rivelato che Fashanu una volta ha picchiato un compagno di squadra lanciandolo nello spogliatoio e fracassandolo contro il pavimento. “Si, Fash lo ha lanciato in giro come una bambola di pezza”, ha detto Jones durante il filmato. “Avevamo delle panche di legno, Fash lo ha letteralmente sollevato, lo fatto girare su se stesso e l’ha scaraventato su una di queste, facendola a pezzi. Bellissimo!”

 

Un eterno conflitto per creare il gruppo

Ovviamente, situazioni del genere sono inaccettabili, eppure Dennis Wise ha affermato che il conflitto all’interno dello spogliatoio era volutamente ricercato, e finalizzato a costruire uno spirito di squadra battagliero per affrontare tutti gli avversari. “Per rendere l’idea, c’era Eric Young continuava a presentarsi agli allenamenti con la sua borsa del Brighton dopo aver firmato per noi”, ha ricordato Wise. “Ne avevamo abbastanza, quindi gliela abbiamo bruciata. Era il nostro modo di dirgli che non era più a Brighton, ma a Wimbledon. Dovevamo essere uniti, e fare tutto assieme“.
Nel tipico stile della Crazy Gang, i partecipanti al documentario hanno iniziato a litigare tra loro addirittura durante le riprese. Molti hanno ritenuto che sia stato soprattutto lo “spettacolo di Vinny and Fash”, Bassett e Downes, poi, hanno successivamente dichiarato che il documentario avesse messo in evidenza soprattutto l’impresa di Wembley, a discapito dei racconti sugli anni di duro lavoro per portare il club nella massima serie.
Del resto, arrivare con un club tanto piccolo dai campionati minori a finire nella prima metà della Premier League è stata davvero un’impresa strepitosa. Il Wimbledon FC lo ha fatto per bene sette volte in 10 anni, tra il 1987 e il 1997.

La fine del Wimbledon FC e la rinascita

Alla fine degli anni ’90 il club ha iniziato a retrocedere finendo per sciogliersi nel 2004. Dal 1991 aveva anche perso anche l’utilizzo dello storico stadio. I tifosi hanno quindi ricostruito il loro club, chiamandolo AFC Wimbledon e ripartendo da zero. Oggi militano nella Football League One, la terza divisione del calcio inglese.
E nel 2020, dopo anni di battaglie, sono tornati a Plough Lane. L’originale Crazy Gang, di certo, sarà orgogliosa di loro e della determinazione avuta per riportare il club nella sua storica “casa”.

Crazy Gang Wimbledon – Video

Nel video che segue, alcuni gol e momenti parecchio accesi della “Crazy Gang” del Wimbledon FC.
Eppure, proprio queste caratteristiche “focose”, questo spirito battagliero e spesso un po’ folle hanno probabilmente reso possibili le imprese che questi ragazzi, di certo non tecnicamente eccelsi, sono riusciti a realizzare. Insegnando al mondo che il desiderio, la voglia e la determinazione possono tutto.

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Andrea
Andrea
Ospite
2 anni fa

Vinnie Jones un killer con le scarpe da calcio, roba che Cantonà e Keane abbassavano lo sguardo.. e come non ricordare Teo Teocoli con FASHANUUUUUUUUU

Il Mondo Lana Caprina

I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

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