Domenico Morfeo e il talento di “Maradonino”

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La storia di uno dei talenti più puri del calcio italiano, il fantasista "Mimmo" Morfeo, calciatore capace di illuminare come pochi la scena ma, pure, di cadere nel totale anonimato. Una grande promessa mancata.

Domenico Morfeo è stato un evidentissimo caso di promessa calcistica non mantenuta.
Dotato di un talento da predestinato, doti tecniche eccezionali ed un sinistro educatissimo, ha incantato da giovanissimo l’Italia del pallone non riuscendo però, nel corso della sua parabola calcistica, a rispettare le aspettative riposte su di lui. Limitato da tanti infortuni e, soprattutto, alcuni limiti caratteriali.

Gli inizi da predestinato

Mimmo Morfeo nasce in Abruzzo, a San Benedetto dei Marsi (AQ), nel 1976.
Dotato di un talento non comune, ad 11 anni entra nel settore giovanile dell’Atalanta e a soli 17 esordisce in Serie A nel 1993/1994 su intuizione di Cesare Prandelli. Colleziona in quella stagione 9 presenze e 3 reti.
L’Atalanta retrocede ma torna prontamente in Serie A, con il 18enne Morfeo che sfrutta l’annata in cadetteria (19 apparizioni ed altre 3 marcature) per affermarsi e diventare titolare.
Il talento è incredibile, lui stesso se ne rende quando iniziano a chiamarlo “Maradonino”. Purtroppo, però, Mimmo tramuta la consapevolezza della sua forza in irriverenza e, talvolta, arronganza, schernendo gli avversari in campo e creando tensioni con i suoi stessi compagni di squadra, tanto da portare l’Atalanta ad affiancargli uno psicologo per provare a tenerlo a freno.

Domenico Morfeo e l’Atalanta

Nonostante il carattere, sembra destinato ad una carriera folgorante. Nel 1995/1996, appena diciannovenne, stupisce la Serie A mettendo assieme ben 11 gol in 30 presenze, e conducendo gli orobici fino alla finale di Coppa Italia. In estate, poi, partecipa all’Europeo Under 21 realizzando il rigore decisivo per il successo azzurro in Spagna. Domenico Morfeo giocò un torneo pazzesco da assoluto protagonista, in una rosa che comprendeva cinque giovani giocatori che dieci anni dopo, a Berlino, sarebbero diventati Campioni del Mondo.
Si guadagna così le attenzioni di tutte le big, scegliendo però di rimanere a Bergamo dove nella stagione successiva è il fiore all’occhiello dell’Atalanta di Mondonico. Considerato uno dei più promettenti talenti italiani, con 26 presenze e 5 reti trova anche la convocazione nello stage della Nazionale maggiore di Sacchi.
Gioca in maniera sublime, sforna a ripetizione gol e assist ed ha un sinistro letale sui calci di punizione.
Per Mondonico “Morfeo è il talento più puro mai sfornato dal settore giovanile dell’Atalanta”, quindi se lo “coccola” e gli affida la trequarti lasciandogli libertà di svariare. Domenico quindi si esalta nel biennio alle spalle di bomber emergenti come Bobo Vieri e Pippo Inzaghi.

Morfeo alla Fiorentina e al Milan

Nel 1997/1998 viene ceduto alla Fiorentina per 8,5 miliardi di lire. E’ questa la sua prima grande occasione per sfondare. Mister Malesani lo schiera inizialmente nel tridente d’attacco con Batistuta e Oliveira.
Un’ottima intuizione perchè Morfeo parte benissimo ma, a Gennaio 1998, l’arrivo in viola dello strapagatissimo Edmundo lo relega spesso in panchina. Così, dopo 28 presenze e 5 reti, la sua stagione in riva all’Arno si conclude ed accetta il trasferimento in prestito al Milan.
E’ il Milan di Zaccheroni che deve “risorgere” dalle ceneri degli ultimi anni, Morfeo si aspetta di essere titolare ma trova ancora meno spazio che a Firenze. Da attaccante esterno “occasionale”, di fatto vince da comprimario lo Scudetto, mettendo insieme 11 presenze senza trovare nessuna rete.

Un via vai di prestiti, delusioni e sporadici acuti

La stagione successiva passa, ancora in prestito stavolta biennale, al Cagliari di Tabarez. Avventura disastrosa dove trova solo 5 presenze ed 1 rete finendo ai margini, e venendo addirittura rispedito anzitempo al mittente nel gennaio del 2000. La Fiorentina lo cede così all’Hellas Verona ultimo in classifica, allenato dal suo primo “mentore” Prandelli. E, ritrovato il suo “maestro”, Mimmo recupera fiducia nei proprio mezzi, e con 5 gol in 10 gare trascina i gialloblù ad una tranquilla salvezza, ritrovando giocate, numeri e gol.
Lo riaccoglie quindi la Fiorentina ma si fa subito male e così, dopo sole 2 presenze, a gennaio 2001 torna, ancora in prestito, all’Atalanta. In 17 partite realizza altre 5 reti sfiorando la qualificazione in UEFA e illuminando la scena al fianco di Doni e Ventola.

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La retrocessione viola e l’Inter

Torna a Firenze nell’estate 2001, ma i tristemente noti problemi finanziari dei viola portano ad un incredibile ridimensionamento, che culmina nella retrocessione in B e nel fallimento societario. Dopo aver totalizzato 18 presenze realizzando 2 gol, ed in aperta polemica con la tifoseria, si ritrova svincolato.
Passa quindi nel 2002/2003 all’Inter di Hector Cuper, come alternativa (da esterno di centrocampo) nel rigido 4-4-2 del tecnico argentino. Un ruolo insomma non suo che lo porterà a vivere con la maglia nerazzurra l’ennesima stagione insoddisfacente, con 25 presenze da comprimario e soltanto 2 reti tra campionato e Champions League.

La rinascita di Domenico Morfeo a Parma

Il 27enne Domenico Morfeo, nell’età della piena maturità calcistica, è costretto praticamente a ricominciare da capo. Lo fa scegliendo Parma, nel momento decisivo per dare un “senso” alla sua carriera. Sceglie i ducali dove riabbraccia, ancora, Prandelli, l’unico ancora disposto a dargli fiducia e a farlo sentire protagonista. E, anche stavolta, il mister di Orzinuovi compie il miracolo.
Morfeo resta ben 5 stagioni a Parma, trovando continuità e tornando a splendere anche in termini di concretezza. Sembra aver trovato l’ambiente ideale per lui, ed essere diventato leader gialloblu lo galvanizza.
Negli anni mette insieme 96 presenze e 16 reti distinguendosi come uomo assist. Non mancano però anche “colpi di testa” come il pugno a Parola dell’Ascoli e tremendi litigi con allenatore e direttore tecnico che, nel 2007/2008, lo portano a finire fuori rosa.
Il quinquennio in gialloblu si chiude quindi malamente, non bastasse la retrocessione in B maturata sul campo.

La fine della carriera di Mimmo

Nel 2008/2009 firma così per il Brescia, ma ci ripensa subito paventando il ritiro e scatenando le ire del presidente Corioni. Senza mai esordire con le “Rondinelle”, passa a gennaio 2009 in Serie C alla Cremonese dell’altro mentore Mondonico. Mimmo, però, ormai non c’è più, ed anche questo ultimo, disperato, tentativo di “redenzione” è un clamoroso buco nell’acqua.
Raccoglie solo 4 presenze, con un espulsione ed un’aggressione all’arbitro a Novara che, di fatto, ne chiudono la carriera professionistica nel modo peggiore.

Morfeo rappresenta veramente un grande rimpianto del calcio italiano, un giocatore dal talento cristallino ma con evidenti limiti caratteriali. La predisposizione agli infortuni non lo ha aiutato, e ancor più il sentirsi sempre più forte degli altri, aspetto che irretiva gli avversari ed i suoi stessi compagni. Tante cose che, sommate assieme, hanno purtroppo fatto la differenza, in negativo, nella carriera del “Maradonino”.

Domenico Morfeo oggi

Mimmo Morfeo oggi dice di non avere rimpianti ed è diventato un imprenditore di discreto successo.
Ha aperto in Abruzzo, ad Avezzano, un centro commerciale di nome “Ten” ed un ristorante nella città di Parma.

Nel video che segue potete ammirare le pazzesche qualità tecniche di Domenico Morfeo e gustarvi i suoi bellissimi gol e le incredibili giocate da urlo. Vi consigliamo di farlo perchè, al di la di tutto, per noi Morfeo rimane uno dei pochissimi calciatori in grado, se in giornata, di emozionare ad ogni tocco del pallone, facendo innamorare del gioco del calcio. Vedere per credere!

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Giocatori di Lana Caprina

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