Lazio Juve, Di Bello c’è poco

Per la rubrica "La Voce dei Tifosi" ecco il resoconto di Lazio-Juventus, gara "discussa" seguita per Giocatori di Lana Caprina dal nostro Leonardo Di Capra direttamente dagli spalti dello Stadio Olimpico.

Ore 18:00 del 20 Novembre 2021, è tempo di Lazio Juve e lo stadio Olimpico di Roma, da qualche giorno aperto anche il resto della settimana dopo l’inaugurazione del tour Stadio Olimpico, ospita l’anticipo della 13° giornata di Serie A. La sfida di cartello tra la Lazio e la “Vecchia Signora” Juventus la viviamo oggi direttamente dagli spalti, dove per Giocatori Di Lana Caprina c’è il nostro Leonardo Di Capra, supporter biancoceleste sin da bambino.
A questo punto è doveroso fare una premessa: con questa sfida lanciamo la rubrica “La Voce dei Tifosi”, che vuole dare spazio e appunto voce all’emozione di chi il calcio lo vive da fan, e che quindi come tale “vede” le gare a modo suo, talvolta anche esagerato e, ovviamente perché no, fazioso. Quanto segue è dunque un’analisi assolutissimamente personale, da tifoso di parte, che per una volta sveste i panni asettici del cronista. Il tutto però, ovviamente, sempre in salsa “caprina”.
Detto ciò, e avendovi spiegato il “senso” di questa nuova rubrica presentandovela per quello che è, passiamo al racconto dagli spalti della partita Juve Lazio, e dell’arbitraggio del fischietto Di Bello, da parte del nostro Leo.
Lasciamo quindi spazio ai suoi pensieri e alle sue parole.

 

Lazio Juve in TV? No, all’Olimpico!

Come ogni anno, la sfida Lazio Juve è molto attesa da noi “aquilotti”. È una sorta di banco di prova, sia per motivi squisitamente sportivi, visto il confronto con una squadra di spessore che ogni anno potenzialmente ha i mezzi per lottare per il titolo, sia per un’innegabile “astio” che la compagine bianconera genera un po’ in tutti i tifosi avversari. Dopotutto, si parla della squadra più titolata d’Italia, e sicuramente la più conosciuta all’estero assieme al Milan. Va da sé che, quando in casa propria arriva la formazione da battere, il tifoso desidera con tutto se stesso “farle lo scalpo”, e gode come un riccio qualora si agguanti una vittoria pure sporca, pure sofferta e rocambolesca, di quelle che poi ti fanno rimanere sveglio tutta la notte, soddisfatto e appagato. Penso di parlare di un qualcosa che appartiene alle corde emotive di tutti i tifosi, no? Quindi beh, non posso proprio mancare stasera allo Stadio Olimpico, niente tv, mi presento in Curva!

 

Dal fischio d’inizio al “Di Bello Show”

Sin da subito, ciò che mi appare evidente è che le due squadre non godono di ottima salute. Ambedue pagano le assenze dei loro giocatori più rappresentativi, rispettivamente Immobile per la Lazio e Dybala per la Juve. E’ evidente la difficoltà di entrambe di tradurre il proprio gioco in qualcosa di bello. Già, Di Bello, come l’arbitro di stasera. Mentre rifletto su questa apparente casualità, guardo il tabellone dell’Olimpico e siamo già al ‘20.
Regna l’equilibrio, con la Lazio che tiene il pallino del gioco senza affondare e la Juve che essenzialmente si difende. Di fatto, l’attacco biancoceleste e la difesa bianconera si annullano a vicenda. A sbrogliare la situazione ci pensa quindi il signore vestito di giallo, che di bello ha solo il cognome. Anzi, mi correggo, a rompere l’equilibrio ci pensano in due, ossia Di Bello e il VAR,Lino” Banti della “Madonna dell’Incoroneta” (cit.). La premiata ditta si inventa un rigore vivisezionando un fermo immagine dove Cataldi viene a contatto con Morata che tocca il pallone col braccio, e dunque NON HA PIÙ la disponibilità dello stesso. Va bene… anzi, va male! Insomma, è rigore per la Juve, un evento tanto probabile che non era nemmeno quotato al “picchetto”.

 

Il rigore di Bonucci

Leonardo Bonucci si presenta sul dischetto e senza alcuna pietà toglie la ragnatela dal sette. E’ 1-0 per la Juve.
Subito mi balzano in testa due o tre espressioni “colorite”, alcune dedicate all’arbitro Di Bello, le altre al recente calcio di rigore sbagliato in Nazionale da Jorginho. Quella che posso qui condividere senza censure è: “Ma perché non li tira Bonucci i rigori in Nazionale?”. Misteri.
In ogni caso, equilibrio rotto e Juve avanti. Mi aspetto una reazione dalla Lazio e questa inizialmente arriva, anche se in realtà è più inerzia che sostanza, una specie di “palla avanti e pedalare”. Non accade così più nulla e il primo tempo finisce 0-1 per la Juventus.

 

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Lazio Juve – Il secondo tempo

Si torna in campo e l’aspettativa di noi tifosi biancocelesti è quella di vedere una Lazio come quella contro l’Inter, capace di mettere la “rabbia” su ogni pallone e di segnare 3 goal di cui uno (il più godurioso) con Di Marco a terra. A proposito, chissà se poi il ragazzo si è ripreso….
Stavolta però alla banda di Sarri manca un tassello di nome Immobile, e pesa. Nessuno meglio di Ciro sa creare gli spazi per gli inserimenti delle ali, quindi la Juve ha vita facile ed erge un muro. Un 4-5-1 praticamente, più invalicabile della muraglia cinese, con pure le fiamme del tolkeniano Monte Fato in cima.
Così passa il tempo e la partita prende una piega sempre più anestetizzante, complice anche il freddo della nottata novembrina (7 gradi). Alla Lazio serve un sussulto per riaccendere le speranze di non soccombere contro una Juve capace di tirare a Reina solo dagli 11 metri.

 

I dubbi e la mossa di Sarri

Sarri sa che nelle gambe di uno Zaccagni poco attivo c’è ormai quasi un’ora di gioco, così si guarda attorno, in panchina, ma… vede Muriqi. E allora beh, aspetta almeno  altri 10 minuti prima di far qualcosa. Come quando devi andare dal dentista e hai il dolore, no? Ti tieni la carie, aspetti per la paura di un dolore ancora più acuto durante la cura del dente. Ma la situazione non migliora, anche perché Felipe Anderson e Pedro non sono in vena e il centrocampo è “imbrigliato” dal sovranumero juventino.
A quel punto, nella testa di mister Sarri risuona la frase “E’ inevitabile, signor Anderson!” come diceva l’agente Smith a Neo in Matrix Revolutions e dunque il tecnico toscano chiama Vedat Muriqi! Mentre il nostro “pirata” scende in campo inizio a temere il commento che farò a fine partita sulla sua prestazione, anche perché dagli spalti lo vedo entrare ancora più dinoccolato del solito, se è possibile.

 

Muriqi getta via il pari della Lazio

La partita però non cambia, e il torpore si impossessa sia degli uomini in campo che di quelli sugli spalti. La Nord canta, vorrebbe un colpo di genio, e lo ottiene al 79’ quando Milinkovic-Savic si incunea in area di rigore su un lancio col contagiri di Luis Alberto, fa sponda di testa e trova Muriqi solo soletto. Giustamente, non è marcato o considerato dalla difesa bianconera, eppure adesso è lì, proprio dentro l’area piccola. “Non può non fare goal!” penso mentre mi preparo a saltare sul seggiolino. E invece può, perché il buon Vedat, nonostante sia alto 3 metri e 33 come “Carletto il principe dei Mostri”, si dimentica di saltare. Le sue gambe diventano spiegabilmente di Das, e l’epilogo è un goffo tentativo di mano in stile “Mano de Dios” di Maradona, che chiaramente non va a buon fine.

 

La chiude Bonucci

Si resta così 1-0 per la Juve, e a 7 minuti dalla fine ecco un nuovo colpo di genio. Stavolta è di Pepe Reina, che emula il colombiano Higuita uscendo dall’area per fronteggiare un Federico Chiesa sul motorino e ovviamente, non essendo Higuita, si fa saltare dall’ex viola. Chiesa punta la porta sguarnita e viene sdraiato dal ritorno in scivolata del portiere spagnolo, che punta più al perone del campione d’Europa che alla palla. Stavolta l’omino in giallo ha ragione, è rigore, il secondo per la Juve.
Alla battuta torna nuovamente Bonucci e stavolta Reina lo guarda fisso negli occhi, è sfida di nervi. Stando a quanto riportano i giornali, lo spagnolo gli grida una frase per farlo sbagliare. Ma Bonucci fa goal lo stesso, 2-0 e addio rimonta.

 

Lazio Juve, Di Bello c’è proprio poco…

Il gelo s’impossessa di me e dell’Olimpico. Il resto del racconto è una girandola di cambi inutili, con Kean che quasi fa 3-0, ma poco conta. La Juve vince all’Olimpico, Allegri sorride e corre negli spogliatoi, mentre io torno a casa infreddolito e insoddisfatto. Sulla via del ritorno accendo la radio e sento la conferenza stampa di Sarri che dice: “Noi spuntati, ma loro hanno vinto da Juve. Con il rigorino. Classico”.
Rifocillato inspiegabilmente dalla verve pungente del mio mister mi sento un po’ meglio, e quando rientrato a casa mi ritrovo a vedere “Ballando con le Stelle” e a tifare per Morgan in un momento di altissimo trash finisco per pensare che, in fin dei conti, di Bello, stasera, qualcosa alla fine c’è stato!

Lazio Juve, Di Bello e il primo rigore

Nel video che segue ecco le parole di Sarri sul rigore concesso da Di Bello. Un penalty che il mister biancoceleste ha molto discusso, e che ha sicuramente inciso molto sulla sfida tra Lazio e Juventus.

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Giocatori di Lana Caprina

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I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

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