Angelo Di Livio il Soldatino

Generoso, diligente e vincente. Angelo Di Livio, detto "Soldatino", è stato per oltre un decennio uno dei protagonisti della Serie A. Un gregario silenzioso, ma importantissimo e determinante nei tanti successi ottenuti dalla Juventus dell'epoca.

Angelo Di Livio, noto a tutti come “Soldatino”, è un esempio di come, con dedizione ed impegno, si possano raggiungere i più prestigiosi traguardi. Rimanendo nel cuore dei tifosi al pari dei campioni più celebrati.
Dopotutto parliamo di un calciatore che ha vinto 3 Scudetti, 2 Coppe Italia, 2 SuperCoppe Italiane, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinetale e 1 SuperCoppa Europea. Mica male la bacheca dei trofei dell’ex Juventus e Fiorentina, che vanta anche 40 presenze con la maglia della Nazionale italiana.

Angelo Di Livio, Soldatino tuttofare

Nonostante questo palmares invidiabile, Di Livio non sempre ha ricevuto gli apprezzamenti che avrebbe meritato. Ha trascorso ben 10 stagioni in Serie A, prima con la Juventus e poi con la Fiorentina, partecipando anche a quattro grandi tornei internazionali con la Nazionale italiana. Eppure in tanti potrebbero faticare a ricordarsi di lui. Forse perchè ha segnato solo 8 gol nella massima serie in totale, mai più di due per stagione, coprendo un’infinità di ruoli. Iniziata la carriera come centrocampista difensivo centrale, in realtà ha finito per giocare più spesso come centrocampista destro o come terzino. Un vero jolly.

Di Livio, “Soldatino” di un calcio che non c’è più

Il “Soldatino” Angelo Di Livio è perfetto esempio di quel mix di qualità fisiche e tattiche, combinate ad una buona tecnica, tipiche dei calciatori italiani durante la metà e la fine degli anni ’90. Caratteristiche che, oggi, i calciatori “azzurri”, e non solo, sembrano aver perso.
Su YouTube, di lui si trovano giusto una manciata di video, e la mancanza di clip ci suggerisce qualcosa sul tipo di giocatore di cui stiamo parlando. Un uomo che si dedicava soprattutto al “lavoro oscuro”. Nei filmati, comunque, osserviamo una buona predisposizione ai cross in area, corse a perdifiato e passaggi difensivi.
La forza di Di Livio derivava dalla sua versatilità tattica, grazie alla quale era praticamente sempre presente in campo per la Juventus durante le sue 6 stagioni, con una media di oltre 31 presenze a in campionato ogni anno. Parliamo di una formazione che arrivò in finale di Champions League per tre anni di fila, piena di campioni, alcuni tra i calciatori più forti del mondo. Eppure, per Angelo Di Livio c’era sempre spazio tra i titolari.

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Il soprannome “Soldatino” dato da Baggio

Di Livio venne soprannominato “Soldatino” nientemeno che dal compagno di squadra Roberto Baggio. IlDivin Codino vide, appunto, le fattezze di un soldato nel modo in cui Di Livio correva su e giù per la fascia: petto in fuori, spalle indietro, braccia lungo i fianchi. Tuttavia, è difficile non leggere di più in un soprannome del genere, soprattutto considerando l’uomo che l’ha inventato. Baggio e Di Livio erano nati a pochi mesi di distanza ed erano della stessa altezza, ma in quasi tutti gli altri aspetti erano opposti: Di ​​Livio era tecnicamente limitato mentre Baggio era impareggiabile, Di Livio era fisicamente robusto mentre Baggio era incline agli infortuni e percepito come leggero. Di Livio in campo dava tutto se stesso per la squadra in qualunque ruolo, Baggio invece era considerato come una prima donna che aveva bisogno che la squadra fosse costruita intorno a lui.
A guardarla in questo modo “Soldatino” non è tanto uno stile di corsa particolare, quanto un senso di disciplina tattica, sacrificio fisico e grinta.


Di Livio campione di disciplina e lealtà

Angelo Di Livio, tra l’altro, vanta un record disciplinare straordinariamente buono per essere stato un calciatore difensivo. Ha infatti ricevuto solo 1 espulsione nei 6 anni alla Juve. E quando la Fiorentina fallì venendo retrocessa in Serie C2 nel 2002, fu l‘unico giocatore a rimanere con il club, diventandone il capitano e guidando i “Viola”, attraverso una serie di promozioni consecutive, al ritorno in Serie A.
E’ soprattutto in questo senso che Di Livio era considerato un “soldato”, per il suo impegno e la lealtà. Se non bastasse, Di Livio non ha mai nascosto di essere tifoso della Roma, eppure ha dato tutto per la rivale Juventus prima di passare alla Fiorentina che ha un’accesa rivalità proprio con i bianconeri, mantenendo sempre il rispetto per tutte e tre le tifoserie.

Angelo Di Livio un modello per tutti

Non sorprende quindi che Di Livio abbia avuto ottimi rapporti con allenatori severi e disciplinati come Marcello Lippi, Arrigo Sacchi e Giovanni Trapattoni, proprio gli stessi con cui Baggio aveva invece liti regolari. Il “Soldatino”, con impegno encomiabile, ha conservato il suo posto dando tutto e seguendo gli ordini dei vari mister, mentre la superstar spesso ha subito le conseguenze delle sue scelte, in campo e nei confronti del gruppo squadra.
Insomma, la popolarità di Di Livio ci dice qualcosa anche sul calcio più in generale. L’importanza della disciplina tattica e del rispetto viene, spesso, prima di ogni altra cosa. Ed ha reso giocatori come Di Livio più vincenti di quanto il loro talento sembrava consentire. D’altra parte, anticonformisti come Cassano, Balotelli ecc… quasi mai sono riusciti a conquistare la fiducia dei loro allenatori, e ad essere all’altezza delle loro doti.
È quindi del tutto appropriato considerare Angelo Di Livio un esempio dei benefici che possono derivare dall’abnegazione e dall’autodisciplina.

“Soldatino” Di Livio – Aldo Giovanni e Giacomo

Angelo Di Livio è stato anche citato in una battuta ormai celebre nel film di Aldo Giovanni e Giacomo “Così è la Vita”. Un cult della comicità italiana, dove appunto il “Soldatino” viene definito l’idolo del buon Aldo Baglio, “per quella sua faccia pulita… uguale sputato a un serial killer che sta da noi in isolamento”.
Ecco la simpaticissima clip nel video che segue.

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Giocatori di Lana Caprina

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Il Mondo Lana Caprina

I nostri articoli sono dedicati a coloro che trovano un momento di gloria senza mai essere stati dei numeri uno, a quelli che ci sono rimasti nel cuore non per la loro tecnica o per i trofei in bacheca ma piuttosto per quel loro modo, unico ed assolutamente “caprino”, di essere.

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